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Lo chiamavano Jeeg Robot è un film italiano ben fatto

Oggi parliamo di un film invece che di una serie. Lo chiamavano Jeeg Robot è un film italiano appartenente al filone “supereroistisco”, ma a differenza dei film della Marvel e di altre case produttrici straniere la sceneggiatura è davvero ben fatta.
Quando lo guardi ti ritrovi davanti una storia vera e realistica quanto basta e non gente che si mena a caso in scene no sense.

 

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Ecco Enzo, il protagonista. Fa finta di essere un eroe cazzuto nella foto.

Questo risultato non è stato raggiunto a caso dagli sceneggiatori. Chi ha studiato sceneggiatura e fa un’analisi del film, può facilmente individuare l’utilizzo abbastanza fedele della struttura in tre arti aristotelica e dell’arco di trasformazione del personaggio come lo spiega Dara Marks.
Non preoccupatevi non sto a farvi il “pippone” passo passo della struttura del film dal punto di vista della sceneggiatura perché so che potrebbe annoiarvi. Mi limiterò a sottolineare qualche pregio e difetto oggettivo.

Avverto che farò molti SPOILER.

Cosa c’è di valido nel film

Di valido c’è molto.

Per esempio l’ambientazione romana è molto curata. Ho apprezzato particolarmente i personaggi che parlano in dialetto. Questo favorisce l’immedesimazione, proprio come accade in Gomorra – la serie. Odio particolarmente quando un film o una serie tv ambientata, che ne so, in Sicilia, ti mostra personaggi che parlano italiano in modo perfetto. È inverosimile al massimo. Puoi avere quell’italiano perfetto magari al Centro Nord, per esempio… ma anche lì l’influenza dialettale si fa sentire.
Se si pensa che il dialetto potrebbe dare problemi di comprensione o lo italianizzi un po’ o metti i sottotitoli.

Belle anche le scene iniziali in cui viene mostrato l’effetto della roba radioattiva su Enzo prima che ottenga i poteri. Gli sceneggiatori ci fanno vedere un bel po’ di scene di Enzo che sta male (tossisce, vomita roba strana, ecc.). Non è la solita roba “vado a letto e mi risveglio tipo Hulk”.

È ottima anche la gestione dei poteri di Enzo all’inizio della storia. Vediamo che ha ottenuto una sorta di forza e resistenza ai colpi sovrumana (fusa a una certa capacità di curarsi dalle ferite), ma non è il tipo che con un pugno tira giù un palazzo. Infatti, vediamo che ha un po’ di difficoltà a tirare fuori un bancomat da una parete di cemento o a sollevare roba pesante. Può anche essere ferito dalle lame. Infatti, Fabio, l’antagonista, riesce a tagliargli un dito del piede con un coltellaccio. Ho trovato anche ben fatta e spassosa la scena in cui Enzo cerca di riattaccarselo col nastro isolante nella speranza che guarisca velocemente da solo (come con la ferita di proiettile qualche scena prima) ma non accade.

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Enzo prova i suoi poteri sul termosifone di casa.

Peccato che questa gestione figa e piuttosto realistica dei poteri si perda un po’ strada facendo, soprattutto a fine film con il combattimento tra Enzo e Fabio (anche lui ottiene i poteri come Enzo). Cioè a inizio film Enzo viene ferito da un coltello e Fabio si prende un gabinetto in faccia senza farsi neanche un graffio? Oppure i pugni che si danno a vicenda senza ferirsi? WTF?
Vabbè, chiudiamo un occhio. Almeno ci hanno provato a trattarli seriamente, cosa che la Marvel manco si preoccupa di fare.

Sicuramente da apprezzare è l’arco di trasformazione che subisce Enzo. All’inizio della storia lo vediamo come un semplice ladro a cui non frega niente, uno a cui piace stare da solo, quasi un misantropo. A fine film ci ritroviamo un Enzo totalmente diverso, un eroe a cui importa degli altri e si prodiga per salvarli.
Enzo è un personaggio molto reale e davvero tridimensionale, che fa scelte realistiche e coerenti con il suo carattere. Infatti, la prima cosa che fa quando scopre di avere i poteri è andare a rubare un bancomat da una banca e portarselo a casa.
Enzo riesce a trasformarsi soprattutto grazie ad Alessia, la ragazza con problemi mentali fissata con l’anime di Jeeg robot d’acciaio, che lo crede l’incarnazione del protagonista dell’anime, Hiroshi.

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Questa è Alessia. Strano che una ragazza uscita dal Grande Fratello sappia recitare bene…

Alessia fa capire piano piano a Enzo che lui può essere un uomo migliore e un vero eroe se solo lo volesse e non un vile ladruncolo qualsiasi che usa i suoi poteri per sé stesso.
Alessia funziona quindi da personaggio catalizzatore per Enzo. Il personaggio catalizzatore ha questa funzione specifica in sceneggiatura: aiutare gli altri a cambiare mentre lui rimane pressoché uguale. Un po’ come il professor Keating ne L’attimo fuggente.

Straordinaria è la creazione dell’antagonista, Fabio. Lui ed Enzo sono l’uno l’opposto dell’altro, pur condividendo gli stessi problemi interiori di fondo (insoddisfazione, fregarsene degli altri, ecc.).
Vi faccio alcuni esempi:
– Fabio è un maniaco della pulizia (si disinfetta perfino le mani dopo che ha toccato qualcuno), Enzo invece vive nella sporcizia più totale.
– Fabio a inizio film è circondato da amici e compagni che fanno parte della sua piccola banda criminale, Enzo invece agisce da solo.
– Enzo è così solitario che odia perfino ascoltare i comunicati radio in macchina. Parla poco, vuole silenzio. L’unica cosa che guarda con piacere sono i dvd porno. Fabio al contrario ama cantare, parlare e fare casino. Ha perfino partecipato da giovane a “Buona Domenica”. Fabio interagisce anche con gli altri ma solo nella misura in cui gli sono utili e in realtà li disprezza.
– Fabio è eccentrico, quasi folle. Enzo uno “normale” (o almeno lo è più di Fabio).
E tanto altro. A differenza di Enzo, però, Fabio ha un arco tragico. Lui non cambia. E tutti sappiamo che fine fa chi resiste al cambiamento nei film tanto quanto nella vita reale…

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Fabio, l’antagonista principale di Enzo.

Faccio anche i miei complimenti al cast. Gli attori che hanno impersonato Enzo, Alessia e Fabio sono stati bravissimi.
Finalmente vedo in scena attori italiani giovani e talentuosi, invece dei soliti volti noti della tv italiana.

Per quanto riguarda regia, fotografia e altre cose simili non me ne intendo. Al mio occhio totalmente inesperto sono buone per farmi godere la storia e ciò mi basta.

Cosa non ho apprezzato del film

Oltre allo scivolone nella gestione dei poteri verso fine film (diciamo che li trattano benino solo all’inizio), c’è qualcosina che non mi ha convinto.

Per esempio, c’è qualche coincidenza di troppo per i miei gusti. Tre sono lampanti e ancora vivide nella mia mente.
La prima è quella di Enzo che ottiene i poteri cadendo in acqua e finendo, guarda caso, in un bidone pieno di roba radioattiva. Possiamo accettarla come un omaggio allo stereotipo del filone supereroistico volendo…
La seconda è la volante che avvista Enzo verso fine film, fa marcia indietro e investe una donna con una bambina che guarda caso rimane intrappolata dentro in modo che Enzo possa salvarla e riportarla dalla madre, accettando quindi di diventare un eroe.
La terza è quella con Fabio che attacca all’improvviso Enzo davanti al ponte e gli leva la bomba. Da dove è uscito? Lo stava pedinando dallo stadio? Se sì, che senso avrebbe avuto far allontanare Enzo con la bomba dallo stadio visto che è pieno di gente e il piano originale di Fabio prevedeva di farla esplodere lì? Misteri della fede.

C’è qualche altro problemino qua e là, roba da poco. In fin dei conti nessuno può creare un’opera perfetta al 100% e gli errori ci saranno sempre.

Ok, per concludere, direi che sicuramente Lo chiamavano Jeeg Robot è un bel film che merita molto. In confronto i film sui supereroi americani sono delle ciofeche.

Se non l’avete ancora visto, correte a farlo!

 

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