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Silicon Valley: una serie tv divertente sul mondo tech e sulle start-up

Oggi parliamo di Silicon Valley, una serie tv comica su quanto avviene nel mondo tech e nelle start-up/multinazionali della Silicon Valley, praticamente il luogo da cui provengono la maggior parte delle invenzioni tecnologiche che stiamo utilizzando da un paio di anni a questa parte.

Non pensavo di parlare di serie tv comiche sul blog per alcune caratteristiche peculiari del genere comico, tra cui quelle di non volere sempre un arco di trasformazione del personaggio, l’empatia e l’immedesimazione. Caratteristiche per me fondamentali nelle storie che voglio vedere o leggere.

Per capirci, pensate se di colpo Fantozzi cambiasse nei suoi film e diventasse un tipo figo. Farebbe ancora ridere? No.
Immaginate di immedesimarvi in lui al punto da vivere tutto dal suo punto di vista. Farebbe ridere? No, peggio, finireste col provare pena per lui e dispiacervi.
Pensate di provare empatia per lui e quindi di non volere che gli accada qualcosa di male. Farebbe ancora ridere? No. Ridiamo per questo nei suoi film, perché avvertiamo un distacco dalle sue disgrazie e, anzi, vogliamo che gliene accadano altre per ridere di più.

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Fantozzi in una delle sue espressioni più iconiche. Di certo non vorrei mai essere lui.

Comunque l’empatia si può volere o no in una storia comica, o inserirne giusto un po’. Dipende da caso a caso, e non c’è una regola generale valida.

Un esempio di rigetto di un’opera comica dovuto al cambiamento dei personaggi lo abbiamo avuto con The Big Bang Theory. In molti non hanno più seguito lo show dalla quarta stagione in poi proprio perché c’è stato un cambiamento troppo evidente e drastico dei personaggi, Sheldon tra tutti.

Di Silicon Valley, invece, volevo parlarne perché è una delle poche serie che rappresentano il mondo spietato delle start-up e delle multinazionali tech della California tenendo un registro comico.

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Ecco i combattenti che cercano di sopravvivere nello spietato mondo delle start-up tech.

Al solito suddividerò l’articolo in pregi e difetti.

Pregi

Dal punto di vista oggettivo, abbiamo una buona costruzione dell’empatia con il protagonista, Richard Hendricks, un programmatore nerd e timido che con la sua compagnia si occupa a grandi linee di rimpicciolire le dimensioni dei file.

Nel mondo spietato presentato in modo comico delle multinazionali tech che si vantano di voler rendere la Terra un posto migliore quando invece l’unico obiettivo vero è fare soldi, Richard ci viene presentato come il “meno peggio“, anzi quello “puro” che vuole veramente che la sua compagnia non si perda in vuote cazzate e faccia quello per cui è nata, cioè comprimere file e renderli più piccoli per portare vantaggi agli utenti.
Nonostante questo, Richard presenta le caratteristiche in sé del programmatore nerd che se la tira, chiuso nel suo mondo, egoista e arrogante.
Ci troviamo quindi in uno di quei casi in cui pur avendo l’empatia per il protagonista in una storia comica, essa non è totale perché capiamo da svariati indizi che, in fondo, Richard potrebbe essere un pezzo di merda come i suoi antagonisti in futuro. E forse lo è già, solo che la sua timidezza eccessiva e la mancanza di fiducia in sé stesso non permettono alle sue caratteristiche peggiori da “visionario intelligente del mondo tech” di venire fuori.

Empatia sì ma col giusto distacco. Di Richard quindi ci preoccupiamo giusto un po’ e immedesimiamo per niente. Tutto questo è utilissimo in una storia comica.

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Richard, il protagonista. Balbetta sempre, non batte chiodo con le ragazze e vale milioni di dollari.

Il conflitto nella serie è ben sviluppato e presente. Tutti hanno sempre validi motivi per fregarsi l’un l’altro, soprattutto in un ambiente ad alto tasso di cambiamento come quello tech, dove ti ritrovi in continuazione volta faccia di ingegneri che ti mollano di punto in bianco per accettare offerte di lavoro migliori, o che magari vogliono dei soldi per non rivelare agli altri che tu vuoi creare un progetto segreto all’interno della tua stessa compagnia di cui tu non sei più il capo, investitori che oggi sono con te e poi ti abbandonano di colpo perché non gli conviene più lavorare con te, e così via.
Sono poche le volte in cui il conflitto tra personaggi non ti sembra realistico e fine a sé stesso.

La critica al mondo tech è ben fatta e feroce, anche se sempre in chiave comica. Ci viene descritto un mondo privo di valori veri, dove tutto può cambiare dall’oggi al domani.
Nella Valley oggi puoi essere l’amministratore di una mega-azienda quotatissima in borsa e domani un barbone perché o i tuoi avversari ti hanno distrutto o tu hai rischiato troppo o poco. Le alleanze sono fragili e non c’è alcuna certezza.
Nella Valley spesso vieni quotato in borsa sul tuo “potenziale” futuro e non sul presente, e se tradisci le aspettative vieni scaricato da tutti e magari ti ritrovi in beghe legali da milioni di dollari e senza prospettive future o, peggio, con una carriera rovinata.
Oltre questo, c’è la critica alla patina di finzione di cui si rivestono le multinazionali tech e anche le piccole compagnie. Molte dicono di voler “migliorare il mondo”, ecc., ma in realtà vogliono o fare soldi o fare il culo a qualche avversario.
Insomma, non dipinge un bel mondo. Io di sicuro non vorrei farne parte.

Difetti

Uno dei difetti può essere quello di trovarci davanti personaggi stereotipati. C’è da dire, però, che va bene nel genere comico avere personaggi così e anche macchiette. Lo possiamo accettare senza problemi, anche se l’originalità paga sempre.

Per esempio, il mio preferito è Gavin Balson, il miliardario amministratore delegato della Hooli, la principale compagnia rivale di Richard.

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Gavin Balson, principale antagonsita di Richard e miliardario eccentrico.

Ci viene presentato come il classico miliardario stronzo, eccentrico, intelligente e spietato. È così eccentrico da dire che se la sua compagnia può rimpicciolire i file oggi, allora è possibile rimpicciolire il “cancro” o la “fame nel mondo”, oppure da fare similitudini tra un suo prodotto tech venuto male e la razza dei dobermann con tanto di animale presente nella stanza appositamente per spiegare il paragone ai presenti, o, ancora, da paragonare la “ghettizzazione” dei miliardari a quella subita dagli ebrei nei lager nazisti.
Gavin è anche molto realistico quando si tratta di criticare i propri prodotti e lo fa senza peli sulla lingua. Per esempio, in una puntata si lamenta del fatto che sui siti Hooli mettono ancora pubblicità non “skippabile” dopo un tot di secondi e dice qualcosa come “Facciamo ancora queste merdate?”.
Un bel personaggio, secondo me quello riuscito meglio della serie.

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La scena del dobermann. Stupenda.

Altro difetto è l’abuso di linguaggio tecnico un po’ ovunque nella serie. Capisco che visto l’argomento e il target di pubblico non usare linguaggio tecnico da programmatori, avvocati ed esperti di marketing, possa essere malvisto dai più esigenti in fatto di realismo, ma è anche vero che l’abuso crea il problema opposto di risultare incomprensibile a chi non ne capisce molto o niente (come me) e vorrebbe gustarsi solo la comicità della serie.

Spesso ci sono pure coincidenze che sporcano la storia e la trama, talvolta fungendo perfino da deus ex machina. Una coincidenza/deus la si ha per esempio nella terza stagione. Richard per sbaglio fa delle confessioni a una blogger tech che possono fargli perdere il posto nella sua compagnia e per impedire alla blogger di pubblicare l’articolo ha bisogno di darle qualcos’altro di più scandaloso. Mentre è disperato, un suo amico gli fa per caso delle rivelazioni shock segrete su Gavin Balson, così Richard è salvo perché può dare queste in pasto alla blogger.

C’è anche una lentezza generale in certe parti della serie e qualche episodio potrebbe essere tagliato senza problemi, così come qualche scena. Per esempio, nel finale della prima stagione abbiamo l’inutile scena col ragionamento sulla masturbazione dei presenti alla gara… insomma, non è che fosse così divertente e necessaria quella parte da occupare tutto quel tempo sullo schermo. Si poteva tranquillamente tenere in forma più breve o eliminare del tutto.

Ok, ci fermiamo qui. L’articolo è venuto fuori più lungo di quanto credessi.

Consiglio Silicon Valley quindi?
Sì, ma solo se siete curiosi di capire un po’ come funziona il mondo tech e delle start-up e volete farvi due risate, altrimenti no.

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