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The Man in the High Castel: e se i nazisti avessero vinto la seconda guerra mondiale?

E se i nazisti avessero vinto la seconda guerra mondiale?

È questa la domanda che si pone la serie tv The Man in the High Castle, tratta dall’omonimo romanzo di Philip K. Dick, autore di fantascienza famosissimo. Il romanzo lo conosciamo in Italia col nome La svastica sul sole.

Ho letto qualche romanzo di Philip Dick ma non questo. Quindi non so quanto l’adattamento televisivo sia fedele all’opera originale, perciò non tratterò questo argomento nell’articolo.

Nella realtà che ipotizza Dick, le potenze dell’Asse hanno vinto la guerra. In particolare, Giappone e Germania si sono divisi gli Stati Uniti. La parte est degli USA è diventata colonia del Reich e quella ovest parte dell’Impero giapponese. I due stati sono divisi da un territorio chiamato “Zona Neutrale”, praticamente una terra selvaggia che fa da cuscinetto tra le due potenze che, pur essendo alleate, sotto sotto si odiano e vorrebbero farsi a pezzi.

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La mappa nella sigla della serie. In grigio scuro la Zona Neutrale.

A grandi linee la storia ruota principalmente attorno a due fidanzati popolani che vivono nell’Impero, Juliana Crain e Frank Frink, il ministro del commercio giapponese Tagomi, il capo del Reich statunitense John Smith, e Joe Blake, un agente nazista. Ci sono poi altri personaggi secondari con le loro storie.

Ciò che fa da motore all’intera storia è la presenza di alcuni film, realizzati da un misterioso personaggio che si fa chiamare L’Uomo nell’Alto Castello, che mostrano avvenimenti storici di realtà parallele o il possibile futuro della realtà in cui vivono i personaggi. Hitler ne è ossessionato e li vuole tutti, così come i giapponesi. Molti di questi film sono nelle mani della Resistenza, un movimento di civili che vuole rovesciare giapponesi e nazisti.

Della serie tv ho già visto tutta la prima stagione e attualmente sono a metà della seconda.

Nell’articolo analizzerò qualche pregio e difetto oggettivo della prima stagione che secondo me va segnalato. Ci saranno SPOILER, quindi leggete a vostro rischio e pericolo.

Pregi

Ciò che ho trovato oggettivamente ben fatto nella serie è che i personaggi agiscono con le limitate informazioni che hanno, spesso commettendo errori gravi, come accade nella realtà.
Per esempio, nelle prime puntate Juliana scambia il contatto della Resistenza nella Zona Neutrale cui deve consegnare un film con un agente nazista sotto copertura e rischia di morire per mano sua. Stesso problema lo ha Joe Blake, che invece deve sottrarre il film a Juliana ma non sa se è veramente lei il contatto della Resistenza col film e se si espone troppo rischia di far saltare la sua copertura e allo stesso tempo di perdere il film.

Anche il conflitto tra personaggi è abbastanza credibile e presente. Tutti hanno validi motivi per cercare di fregarsi e ostacolarsi l’un l’altro sia tra i “buoni” sia tra i “cattivi”.

Per quanto riguarda l’empatia, questa è soprattutto presente per due personaggi: Tagomi e Frank. Tagomi ci viene mostrato come il “meno peggio” all’interno dell’Impero giapponese e un uomo che vuole la pace. Frank è il caso invece del personaggio moralmente giusto che soffre ingiustamente.

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Frank nella serie insieme a soldati jap che gli vogliono tanto bene.

Su Frank voglio spendere qualche altra parola. A inizio stagione viene rapito dai giapponesi che vogliono informazioni su dove si trova Juliana col film. Inoltre, Frank è ebreo e secondo le leggi i jap dovrebbero ucciderlo. Sono comunque molto elastici su questo e permettono agli ebrei di vivere nel loro territorio o lasciarlo senza problemi.
L’ispettore capo Kido minaccia di uccidere la sorella e i nipoti di Frank, ebrei anche loro, per farlo confessare.
Frank si trova  quindi nella classica situazione di dover fare una scelta morale come la intende Wayne C. Booth in The Rethoric of Fiction, cioè la scelta giusta che deve assolutamente fare un personaggio in base alla situazione in cui si trova. Di solito lo spettatore vuole che il personaggio faccia qualcosa di negativo, magari criminale. Nel caso di Frank, la scelta lo porta dritto a un dilemma tragico: rivelare ai jap dov’è Juliana e farla uccidere o rimanere zitto e condannare sorella e nipoti a morte certa?
È un dilemma tragico perché qualsiasi scelta farà Frank dal suo punto di vista causerà un grave danno e lo farà soffrire molto, ed è una scelta morale perché qualsiasi cosa farà condannerà a morte qualcuno di innocente e non è detto che salvi l’altro al 100% o creerà danni collaterali peggiori.
Scelte simili ci sono anche in seguito per altri personaggi.

Altro elemento carino, anche se non oggettivamente proprio ben fatto, è la dichiarazione della posta in gioco nella storia di Juliana. Di solito in una struttura in tre atti la posta in gioco la si dichiara alla fine del primo, per far capire per cosa sta davvero lottando il personaggio e già la si dovrebbe intuire prima man mano che la storia si svolge.
Nel caso di Juliana la capiamo quasi all’istante da ciò che fa, ma spesso, troppo spesso, ce la spiattellano con dei dialoghi.
Comunque, la posta in gioco di Juliana è il bisogno di conoscere e capire il mistero dei film e quindi perché sua sorella ha dato la vita per essi.

Interessante è anche l’attenzione ai dettagli dell’ambientazione. Nelle parti ambientate soprattutto nell’Impero, vediamo che gli usi e i costumi dei conquistatori, i jap, hanno influenzato l’intera società. Per strada non trovi gente che vende hot-dog ma cibo da asporto giapponese. Nei bar bevi bevande tipicamente giapponesi, i saluti tra persone sono giapponesi, ecc.
C’è una particolare cura nell’ambientazione jap che viene meno in quella del Reich statunitense, dove l’influenza dello stile di vita tedesco sulla società americana viene un po’ meno. C’è da dire che il minutaggio alle parti nel Reich americano è minore… e quando c’è si limita agli aspetti più politici e cliché della propaganda nazista.

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Una vista di San Francisco sotto il dominio dei giapponesi.

Online ho letto diverse critiche all’elevata presenza di tecnologia tedesca/jap nelle colonie, che secondo alcuni è irrealistica perché le colonie di solito vengono tenute meno sviluppate rispetto alla madrepatria. Io non sono un esperto di storia, quindi mi limito a segnalarvi la questione e se c’è qualche esperto di storia e geopolitica tra i lettori del blog, faccia sapere la sua opinione nei commenti 🙂

Difetti

Nella serie ci sono troppe coincidenze che sporcano la trama. Per esempio, ogni incontro con Juliana e la sorella nella prima puntata è casuale, oppure quando Juliana incontra Tagomi dopo essere uscita dalla stanza dei colloqui al palazzo del potere jap, e tante altre ancora. Ce ne sono tantissime, citarle tutte è superfluo.

Bello il ritrovamento di oggetti a cazzo in stanze o luoghi pieni di cianfrusaglie. Per esempio, quando Juliana nota una foto importante in un palazzo abbandonato pieno di robaccia. La becca subito, non fa nemmeno lo sforzo di cercarla. Oppure quando Tagomi, poco dopo l’attentato al principe, nella piazza nota il ciondolo caduto poco prima a Frank. Roba da WTF?! totale.

Belle anche la presenza della solita storia d’amore cliché tra presunte spie e il triangolo amoroso. Joe s’innamora di Juliana, che apparentemente non lo ricambia in quel senso però tiene a lui. Praticamente lo friendzona. LOL.

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Joe mentre pensa se è stato friendzonato o no.

I film dell’Uomo nell’Alto Castello sembrano un pretesto per mettere in moto la trama più che qualcosa di veramente importante per la storia. Ho avuto la sensazione per tutta la prima stagione che fossero fuffa, cosa che fino a dove sono arrivato con la seconda sembra confermata.
Togliendo i film e rimpiazzandoli con documenti con informazioni top secret o roba così, praticamente potremmo avere la stessa storia. È il tipico caso in cui l’elemento fantasy/fantascientifico è più di estetica/pretesto che altro.
Infatti considero The Man in the High Castle più un’opera di fantastoria che una serie fantasy/fantascienza. Almeno per quanto riguarda la prima stagione.

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Vuoi mettere l’odore della pellicola, eh? EH?

In generale poi il ritmo delle scene e delle puntate è lento. È vero che c’è conflitto, ma tranne in qualche puntata, ti ritrovi a sbadigliare sperando che accada qualcosa di davvero interessante sullo schermo.

Qualche parere soggettivo

Vi lascio due pareri soggettivi, validi solo secondo i miei gusti. Quindi prendeteli con la pinza.

Ho trovato le doti recitative di buona parte del cast pessime. Juliana e Joe tra tutti sono quelli peggiori. Juliana è proprio la tipica gatta morta che sa fare solo un’espressione. Recita al livello di Kit ed Emilia di GOT.

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Juliana che cerca di recitare al suo meglio.

John Smith, il capo nazista del Reich americano, sembra il classico cattivo dei manga/anime cui piani riescono sempre. Qualsiasi cosa sospetta, si rivela vera e riesce sempre a fregare tutti. Ci viene mostrato un po’ più umano e tridimensionale nei rapporti con la famiglia e nella seconda stagione. Rimane comunque abbastanza cliché come personaggio.

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John Smith, aka Conte Dracula o l’Oscuro Signore.

Quindi, in conclusione, consiglio o no The Man in the High Castle?

Consiglio la visione della prima stagione, sì. È carina come serie. La troverete interessante, soprattutto se siete fan di fantastoria e non avete problemi a seguire serie molto lente.

Se l’articolo vi è piaciuto e volete aiutarmi a far conoscere il blog, condividetelo sui social e parlatene ai vostri amici appassionati di serie tv 🙂

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5 thoughts on “The Man in the High Castel: e se i nazisti avessero vinto la seconda guerra mondiale?

  1. Mi fa piacere che stai vedendo questa serie. Sono d’accordo che ha dei difetti ma è godibile e nella seconda stagione migliora soprattutto nel finale. Secondo me il personaggio del ministro giapponese è il migliore con un ottima interpretazione da parte del suo attore

    Liked by 1 persona

  2. Ho letto cercando per quanto possibile di dribblare gli spoiler e penso che darò una possibilità a questa serie (è da mesi che la tengo in sala d’attesa). Certo, il fatto che ci sia un’interprete che se la gioca, quanto a “capacità recitativa” con il ricciuto quanto inespressivo John Snow fa raggelare il sangue…ma non si può avere tutto dalla vita!

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