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BoJack Horseman: perché la mancanza di empatia per BoJack non è un problema

L’altro giorno ho detto a un’amica che avevo iniziato da poco la visione della prima stagione di BoJack Horseman, la serie tv di Netflix sul cavallo parlante che è stato una star di Hollywood negli anni novanta e che non è riuscito a mantenere la sua fama e nel presente vive di rendita e in depressione in un mondo popolato da animali antropomorfi ed esseri umani.

La mia amica non è riuscita, però, a seguire la serie oltre le prime puntate. Riassumo il suo lungo giudizio:
“BoJack fa troppo schifo come personaggio. Non riesco minimamente a fare il tifo per lui e mi fa antipatia. Non provo empatia per quel cavallo di merda egocentrico. Chi ha creato la storia ha fatto una porcheria”.

Purtroppo, la mia amica in questo caso ha torto: la mancanza di empatia per la serie è una cosa giusta.

È vero che l’empatia per i personaggi è importante in una storia, ma ci sono generi a cui non va applicata, cioè al comico e alla satira. E BoJack Horseman è una satira abbastanza aspra del mondo dello spettacolo, in particolare hollywoodiano.

Ma che cos’è la satira?
In breve, la satira è una critica più o meno aspra di qualcosa che troviamo sbagliato nella società in cui viviamo per incoraggiarne il cambiamento. In particolare, l’obiettivo della satira è ridere del soggetto, quindi oltre l’empatia rifiuta anche l’immedesimazione. E se il soggetto è maligno e non moralmente giusto, ancora meglio: rideremo più facilmente di lui e godremo di più delle sue disgrazie.

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BoJack, il protagonista. È un tipo egoista, meschino, narcisista e antipatico che vive nel passato.

Entrambi i generi (comico e satira) non richiedono di preoccuparci per i personaggi, di tifare per loro, ma anzi vogliamo che accadano loro sempre più disgrazie perché o vogliamo ridere di loro o vogliamo godere di quello che gli capita perché pensiamo che se lo meritano, o entrambe le cose. L’empatia può tornare utile in piccole dosi in certe storie comiche, ma non è fondamentale inserirla.

Se iniziassimo a preoccuparci per BoJack e immedesimarci in lui, sparirebbe l’intento satirico perché saremmo così dentro al suo punto di vista che ogni cosa che gli accadrebbe sarebbe un dolore e un’umiliazione. Un po’ come se vivessimo di colpo tutto quello che accade a Fantozzi da dentro la mente di Fantozzi.
Gli sceneggiatori lo sanno e, a meno fin dove sono arrivato io (poco oltre metà prima stagione), continuano a rendere BoJack sempre più antipatico e maligno.

Quindi, in conclusione, da ora in poi se sentite qualcuno criticare la serie per l’antipatia che gli trasmette BoJack e per la mancanza di empatia nei suoi confronti, sapete che non sta facendo una critica oggettiva ma basata sui propri bias cognitivi/culturali, perché è proprio nelle regole del genere satirico non contemplare empatia e immersione per i personaggi.

Se l’articolo vi è piaciuto e volete aiutarmi a far conoscere il blog, condividetelo sui social e parlatene ai vostri amici appassionati di serie tv 🙂

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