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Giudizi soggettivi e oggettivi: cosa sono e perché è fondamentale conoscerli per recensire serie tv e film

Quando giudichiamo qualcosa, spesso lo facciamo secondo i nostri gusti personali o i nostri bias culturali, religiosi e simili.

In poche parole diamo dei giudizi soggettivi.

E questo non è di per sé un problema. Tutti abbiamo opinioni e quindi tutti finiamo col dare giudizi soggettivi su qualcosa o qualcuno.

Ma questo diventa un problema quando dobbiamo giudicare seriamente un’opera. Cambia poco che sia un’opera di narrativa, un dipinto, o una canzone.

Gli unici giudizi validi che possono essere dati in campo artistico sono i giudizi oggettivi. A differenza dei soggettivi, sono basati sullo studio dei criteri tecnici condivisi dai maggiori esperti del settore. Solo sapendo la teoria del proprio campo artistico si può criticare in modo oggettivo un’opera senza finire a litigare, come accade sempre sul web.

web, discussione, troll, flame
Se certe discussioni a tema film e serie tv sul web fossero reali.

Prendiamo per esempio la narrativa.

Quali sono i criteri oggettivi indicati dai più grandi esperti di storytelling al mondo come Robert McKee, Dara Marks, John Truby e David Howard?

Ve ne elenco 3 per ora, ma sono molti di più:

  • Presenza dell’empatia per il protagonista, o per più personaggi in caso di storie con più di un protagonista.
  • Presenza di conflitto serio e credibile tra i personaggi in una scena, e quindi in tutta la storia.
  • Presenza di un arco di trasformazione del personaggio che ci dice come e se il personaggio è cambiato in meglio o in peggio dall’inizio alla fine della storia.

Ora prendiamo per esempio la recensione di un film che affronta il tema dell’aborto fatta da due persone diverse, che chiamiamo Giovanna e Mario.

Giovanna è una bigotta religiosa che non approva l’aborto e scrive una recensione che fa più o meno così: “Il film è una merda perché incinta le giovani madri ad abortire. Lo sconsiglio a tutti e spero che il regista bruci all’inferno!”

Mario è pure lui religioso, bigotto e contro l’aborto, ma scrive questa recensione: “Il film mostra delle carenze in molte parti della storia. Per esempio, manca l’empatia per la protagonista, che è una stronza superficiale e immatura. Molte scene mancano di conflitto, per esempio quella che va dal minuto A al minuto B in cui il padre ordina alla figlia di abortire, e lei ubbidisce senza la minima resistenza. Inoltre, manca un vero e proprio arco di trasformazione per la protagonista, che non cambia né in meglio né in peggio a fine storia.” E bla bla bla.

Notiamo subito quale tra le due è migliore… cioè quella di Mario.

La nostra Giovanna si è lasciata influenzare dal suo retroterra culturale e religioso durante la recensione e scredita il film solo perché cozza col suo modo di pensare. Ha espresso quindi una critica soggettiva, che verrà sostenuta solo da chi come lei è contro l’aborto.

Donna_incazzata_che_indica
Come immagino Giovanna mentre scrive la sua “recensione”.

Viceversa Mario, pur avendo lo stesso retroterra culturale e religioso di Giovanna, lo ha messo da parte e nel suo piccolo ha fatto delle brevissime critiche oggettive sul film: ha elencato la mancanza di empatia per la protagonista; ha sottolineato la mancanza di conflitto riportando come esempio una scena importante del film. E senza conflitto serio e credibile una scena, e soprattutto un’intera storia, non può reggere. Se tutti i personaggi andassero sempre d’amore e d’accordo che senso avrebbe scrivere la loro storia?

È vero che Mario avrebbe potuto fare una recensione migliore, scendendo più nei dettagli, ma ho tenuto breve l’esempio solo per farvi capire in generale come funzionano i due giudizi.

Ovviamente non vuol dire che chi esprime giudizi oggettivi dica sempre cose giuste che nessuno può contraddire. Chiunque abbia le stesse conoscenze, o superiori, può contraddirlo, dando la sua opinione oggettiva. Confrontandole entrambe e con quello che avviene nella storia si può scegliere quale delle due è più valida. Praticamente capiamo chi sta dicendo stronzate e chi no.

E dare giudizi oggettivi non vuol dire nemmeno indicare solo errori, ma anche quello che c’è di buono nell’opera. Anzi, direi soprattutto cosa c’è di buono, se c’è. Chi cerca sempre errori, soprattutto quando non ci sono, finisce col fare la stessa brutta figura di chi loda sempre un’opera ignorandone i difetti anche palesi a chi non è un esperto del settore.

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Il classico recensore-troll che muore dalla voglia di scrivere solo degli aspetti negativi di un’opera, inventandone perfino l’esistenza qualora non ci fossero.

Solo eliminando il giudizio soggettivo dalla critica di un’opera possiamo discutere della medesima senza finire a litigare come fa la gente nei post su Facebook e nei commenti di Youtube. Che guarda caso la maggior parte degli sceneggiatori e studiosi di storytelling evitano come la peste.

In poche parole bisogna conoscere la teoria narrativa per discutere seriamente di storie. Proprio come bisogna conoscere la medicina e la fisica per esprimere critiche oggettive su una determinata procedura medica o una teoria di fisica. Altrimenti si fa la brutta figura che fanno gli anti-vax e i terrapiattisti vari in giro per il web.

E tutto questo ovviamente non vuol dire che la gente deve smettere di avere pareri soggettivi ed esprimerli, ma semplicemente che in una discussione seria non deve far valere per forza la propria visione soggettiva su una oggettiva con la tipica arroganza dell’ignoranza.

Quindi in ogni mia recensione sappiate che darò sempre giudizi oggettivi (come ho sempre fatto finora) basandomi sui miei studi di narrativa, giusti o sbagliati che siano. Se e quando darò qualche giudizio soggettivo, vi avviserò adeguatamente (come ho sempre fatto finora).

Ok, ci tenevo a chiarire questo argomento. Già in passato sul blog e in commenti ad altri blog ho espresso le stesse idee, ma volevo dedicargli un articolo a parte ^_^

Come sempre se l’articolo vi è piaciuto e volete aiutarmi a far conoscere il blog, condividetelo sui social e parlatene ai vostri amici appassionati di serie tv e film!

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4 thoughts on “Giudizi soggettivi e oggettivi: cosa sono e perché è fondamentale conoscerli per recensire serie tv e film

  1. Bel post, bro!
    Vero, scrivere recensioni non è semplice: lo spettro della soggettività è sempre in agguato.
    Ma… io ho optato per un’altra soluzione: una cosa a metà tra Mario e Giovanna.
    No, senza esagerazioni alla Giovanna, ma mettendoci anche un po’ di me, dei miei gusti, delle mie esperienze.
    Poi infatti, spesso le recensioni devono anche tenere conto del filone in cui un’opera si inserisce e forse è necessario anche fare brevi confronti, specie se l’opera in sé cita o rimanda.

    Moz-

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  2. D’accordo su tutto, anche se c’è da dire che talvolta il giudizio soggettivo e oggettivo possono non coincidere. Faccio un esempio personae: a me Kubrick non piace. Mi infastidisce. Non credo abbia fatto un solo film di cui potrei dire “che bello, lo riguarderei all’infinito”. Eppure, oggettivamente, non posso negare che sia un genio: quando ho letto il processo creativo che ha portato a “2001 Odissea nello spazio” sono rimasto senza parole, eppure non è un film che riguarderei per il puro piacere di farlo. Ecco, questo è un cortocircuito in cui mi perdo qualche volta, per fortuna non troppo spesso!

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    1. È normalissimo che non coincidano alcune volte. Per esempio, a me non piace la serie tv “Stranger Things”, eppure è fatta proprio seguendo passo passo le regole di storytelling e del genere fantasy, e ha avuto un successo meritato.
      Io invece mi sono annoiato guardandola.

      Stesso discorso per “The Wire” (cui ho dedicato un articolo): serie molto valida, ma che non riesco mai a completare perché troppo realistica.

      Per me tutto questo è un male ulteriore, perché studiando narrativa e lasciandomi influenzare dai miei bias alcune volte, perdo occasioni di imparare qualcosa di nuovo da opere che non mi piacciono. Purtroppo.

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      1. A me “Stranger Things” è piaciuta, ma non l’ho trovata quel capolavoro irrinunciabile dopo il quale il mondo è cambiato; carino, ma niente di più. In genere con le serie tv io sono molto selettivo, per via delle ore che dovrei poi dedicargli, quindi se non mi convince entro un tempo ragionevole le mollo (fa eccezione Supernatural, che ormai ha più o meno la consistenza della diarrea ma porca miseria dopo 12 anni esigo di vedere il finale!).

        Io cerco ogni tanto di vedere anche cose che non sento nelle mie corde proprio per evitare di fossilizzarmi su quello che mi piace di sicuro; per dire, qualche anno fa avevano trasmesso in tv una serie di western classici, un genere che proprio non mi attira per niente, e mi sono imposto di guardarli. Alla fine credo di aver imparato alcune cose, oltre ad aver scoperto dei bei film che altrimenti non avrei mai visto, probabilmemte.

        L’unica cosa che evito come la peste, e niente mi farà mai cambiare idea, è il film socio-politico di denuncia: so già che l’unica cosa che ci guadagnerei sarebbe il fegato grosso, e nn è il caso!

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