commedia · recensioni serie tv · serie tv · teen drama

My Mad Fat Diary – Come sarebbe essere una ragazza obesa di 16 anni?

Qualche giorno fa ho finito di vedere My Mad Fat Diary, una serie tv teen drama con un tocco comedy ambientata alla fine degli anni ‘90.

Mi sono approcciato alla serie senza aspettarmi molto perché guardo teen drama fin da bambino e so che la qualità fa cagare. Sono cresciuto con Dawson’s Creek, The O.C., Greek – La Confraternita, ecc. Di recente ho visto Reign e 13, e non sono state per niente belle esperienze.

Invece sono rimasto piacevolmente sorpreso da My Mad Fat Diary, al punto da poterlo definire il miglior teen drama che abbia mai visto.

A livello qualitativo è a un livello totalmente superiore ai teen drama in giro. Non è una serie capolavoro come Breaking Bad, Black Sails, le prime 4 stagioni di Game of Thrones o I Soprano, ma si fa guardare e lascia allo spettatore diverse cose su cui riflettere.

my mad fat diary, rae earl, teen drama
Locandina della serie con Rae, la protagonista della serie, e i suoi amici: Chloe (la ragazza subito alla destra di Rae), Izzy (la rossa), Chop (quello in basso a destra), Finn (il ragazzo con la maglietta grigia) e Archie (quello a sinistra).

La serie è composta da 3 stagioni per un totale di 16 episodi da circa 47 minuti ciascuno. La storia è tratta dal romanzo autobiografico “My Fat, Mad Teenage Diary” scritto da Rae Earl.

Ma basta preamboli e iniziamo con la recensione. Al solito parlerò dei difetti e dei pregi oggettivi della serie, aggiungendo alla fine anche un breve parere soggettivo. Ovviamente farò un bel po’ di SPOILER PESANTI, quindi leggete la recensione a vostro rischio e pericolo!

Vi lascio la trama presa da Wikipedia:

La serie è ambientata tra il 1996 ed il 1998 e si svolge a Stamford (Lincolnshire). Protagonista è Rachel Earl detta Rae, una ragazza di 16 anni ,con problemi di peso dovuti a problematiche infantili e sociali, che ha da poco lasciato l’ospedale psichiatrico in cui era ricoverata da quattro mesi in seguito ad un tentativo di suicidio. Ritornata a casa, con l’aiuto di Kester cercherà di farsi degli amici, grazie anche all’incontro con la sua amica d’infanzia Chloe e alla sua cerchia di ragazzi .Tutto ciò verrà raccontato e annotato nel suo diario dove non mancherà quell’ironia adolescenziale.

Pregi oggettivi

La serie conta tre stagioni e quella oggettivamente realizzata meglio è la prima. Inizia con Rae che lascia l’ospedale psichiatrico dove era finita qualche mese prima dell’inizio della vicenda per un tentativo di suicidio fallito.

Fin dal pilot ci viene mostrato il rapporto di merda tra Rae e Linda, sua madre. Linda va a prenderla in ritardo all’uscita dall’ospedale e subito prova a farsi perdonare cercando di rimpinzare Rae con delle barrette di cioccolato, sapendo che la figlia è obesa e che ha sofferto mentalmente per motivi connessi al suo peso. Inoltre, non si fa problemi a mettere Rae in imbarazzo e in situazioni difficili con i suoi amici.

Linda arriva perfino ad abbandonare Rae per tre giorni a metà prima stagione: il suo nuovo compagno è Karim, un tunisino clandestino che lei tiene nascosto a casa sua fino a quando una vicina se ne accorge e lo denuncia all’ufficio immigrazione.

Cioè, Linda abbandona la figlia da poco uscita dall’ospedale per fuggire in Tunisia col nuovo compagno. E come se non bastasse, a casa tiene una dispensa piena di porcherie da mangiare. Beh, da qui si inizia un po’ a capire perché Rae abbia adottato alcuni comportamenti cognitivi e comportamentali disfunzionali…

linda, my mad fat diary, rae
Linda, meglio conosciuta come “madre dell’anno”. Le scritte nell’immagine sono un estratto del diario di Rae, compaiono spesso sullo schermo (ne parlo meglio dopo). Direi che Rae ci ha azzeccato col suo giudizio ^_^

Di solito nei teen drama hai palesemente la sensazione che quello che stai guardando è poco realistico e finisci col pensare “l’adolescenza non è così”. In My Mad Fat Diary questa sensazione c’è poco: le vicende adolescenziali sono rappresentate in modo abbastanza realistico. Certo, non siamo ai livelli di realismo di serie come The Wire, ma nemmeno a livello di serie palesemente finte come 13 o Dawson’s Creek.
Credo che ciò sia dovuto al fatto che la storia sia autobiografica e che la serie non sia americana ma inglese. Di solito i teen drama americani sono quelli più stereotipati.

Nella prima stagione c’è un buon arco di trasformazione per Rae. All’inizio è un’adolescente timida, insicura, con una bassa autostima e che odia sé stessa perché grassa e brutta. Tra mille difficoltà si arriva all’ultimo episodio della prima stagione, che è uno dei migliori della serie: Rae viene portata al limite e tenta di nuovo il suicidio, ma si salva. Finisce in una specie di coma in cui ha delle visioni che le fanno capire che lei è di vitale importanza per chi le sta intorno e che la sua scomparsa modificherebbe tante vite in negativo. Ed è un messaggio importante e vero: raramente pensiamo a quanto con la nostra presenza influenziamo chi ci circonda e a che cosa causerebbe la nostra scomparsa.

Già da qui la differenza con tanti teen drama che affrontano il tema del suicidio come 13 è netta: il suicidio di Hannah è praticamente un atto di vendetta estremo e stupido verso chi le ha fatto del male (e anche contro chi non le ha fatto nulla), mentre quello di Rae è l’atto estremo di chi non vede vie d’uscita nella sua vita e sceglie la via più “facile” per poi capire che è quella peggiore.

Rae riprende conoscenza e si rivolge subito a Kester, il suo analista, che le fa capire che deve finalmente imparare a odiare meno sé stessa ed essere grata per quello che ha di buono nella sua vita. Rae ci riesce e il cambiamento finale si ha alla festa per il matrimonio di Linda con Karim, dove Rae pronuncia un discorso in cui ammette pubblicamente ad amici e conoscenti di essere stata in un ospedale psichiatrico per diversi mesi (l’aveva tenuto nascosto a tutti tranne a Chloe, la sua migliore amica), di essere ancora in terapia ma che è fiduciosa di uscirne, ed è grata di avere parenti e amici che le vogliono bene.

La prima stagione si chiude con un lieto fine che ti lascia sperare per il meglio. Rae ha ancora molta strada da fare per risolvere i suoi problemi mentali, ma lo spettatore ha la sensazione che ci riuscirà prima o poi.

my mad fat diary, rae earl, accettazione
Rae inizia a capire che deve imparare ad amare di più sé stessa e preoccuparsi di meno del rifiuto altrui.

È buono anche il rapporto tra Rae e la sua migliore amica, Chloe. Nella prima stagione Chloe è più una figura di carta con poco spessore che una persona: è la classica ragazzina popolare che si porta appresso l’amica grassa e sfigata, e ha relazioni con professori e cattivi ragazzi. Solo nella seconda stagione capiamo che in realtà Chloe è una ragazza come tutte le altre, con i suoi sogni e problemi. Anzi, capiamo che è come Rae: anche lei ha una bassa autostima e apprezza Rae perché la trova intelligente e divertente, capace di attirare ragazzi “per bene” mentre lei non ha senso dell’umorismo e attira solo pedofili e maniaci violenti.

Verso la fine della seconda stagione, Rae legge il diario di Chloe. E qui capiamo una cosa stupenda: le persone rielaborano gli eventi in modo differente l’una dall’altra. Rae riporta nel suo diario gli eventi dal suo punto di vista, che è quello con cui li vediamo noi spettatori, mentre Chloe riporta gli stessi eventi dal proprio punto di vista e si descrive come una buona amica per Rae, ma noi sappiamo che in realtà spesso non lo è stata.

Quello che fanno Chloe e Rae coi loro diari è quello che facciamo noi ogni giorno: ci dipingiamo come vittime e dal nostro punto di vista abbiamo sempre una ragione valida per quello che facciamo o diciamo. Il mio insegnante di sceneggiatura mi diceva sempre: “Ricorda che anche il più stronzo degli stronzi si crede nel giusto” ^_^

È ben realizzato anche nel corso delle tre stagioni il fatto che Rae si ritrovi ad affrontare problemi a difficoltà sempre crescente che cercano di buttarla giù. Si parte dal piccolo problema in una puntata (magari un litigio con la madre o l’amica) e man mano le cose si fanno più pesanti al punto da spingerla sempre di più ad adottare le vecchie abitudini mentali e di pensiero sbagliate (come ingozzarsi o farsi del male) per poi cambiare in positivo o in negativo. È semplicemente l’applicazione dell’idea del conflitto sempre crescente che insegnano in qualsiasi corso di sceneggiatura serio.

La narrazione dal punto di vista di Rae è ben realizzata: finisci davvero con l’immedesimarti in lei e a pensare “Cavolo, deve essere davvero così la vita di una sedicenne obesa”. Lo noti soprattutto nei piccoli dettagli, come Rae che nella seconda stagione mangia cibo spazzatura da sola in biblioteca perché si vergogna a mangiare davanti agli altri (anche se all’ospedale ci riusciva) perchè magari penserebbero “Guarda, è ovvio che è grassa! Mangia porcherie!”.

L’altra stagione realizzata benino è la terza. Ci torno dopo sui difetti, qui mi limito a dire che lascia passare un bel messaggio.

Rae in questa stagione deve fare i conti con qualcosa di inevitabile: il cambiamento. La sua vita, i suoi amici, la sua famiglia, ecc., stanno cambiando e lei capirà passo passo che ciò è inevitabile: niente rimane lo stesso, tutto cambia prima o poi. Alla fine della stagione capisce, con l’aiuto del suo analista, che deve accettare il cambiamento e che noi esseri umani dobbiamo convivere tutti con disturbi mentali di vario tipo: la nostra vita è una lotta continua per essere felici e superare le nostre paure, ma dentro di noi abbiamo la forza per farcela e possiamo riuscirci da soli senza sperare che venga sempre qualcuno a salvarci. E Rae è come tutti noi, e quindi può farcela da sola se lo vuole. Alla fine Rae decide di andare all’università in un’altra città, lasciandosi alle spalle il suo vecchio mondo “sicuro”, pronta ad affrontare le nuove sfide che la vita ha in serbo per lei. Fa la scelta giusta: sceglie il cambiamento e di assumersi le sue responsabilità ^_^

my mad fat diary, rae earl, scena finale
Scena finale della 3×03: Rae viaggia in treno e la vediamo scrivere sul diario i suoi pensieri mentre i vari personaggi della serie appaiono sullo schermo come a salutarla. Scena molto carina e commovente.

La serie si chiude quindi con un bel messaggio positivo e corretto anche dal punto di vista psicologico. Chiunque abbia studiato teorie cognitivo-comportamentali, come per esempio la REBT (Terapia Razionale Emotiva Comportamentale), non potrebbe che essere d’accordo col messaggio finale della serie.

Ci sarebbero altri pregi da elencare, ma non voglio scrivere un papiro, quindi mi fermo qui. Ho elencato comunque quelli più importanti che già fanno capire di avere davanti un prodotto valido e non la solita minestrina riscaldata senza sapore per adolescenti e adulti non cresciuti.

Difetti oggettivi

Purtroppo My Mad Fat Diary abbandona di cliché tipici dei teen drama. Rae ha un gruppetto di amici di cui fa parte anche Chloe. Tutti questi amici sono cliché: Chop è il classico ragazzo scazzato, non molto intelligente ma per bene; Izzy è una ragazza dolce, carina e scemotta; Archie è l’amico gay di turno; Finn è il classico ragazzo figo ma altruista (e si innamora di Rae).

Pur avendo tra di loro rapporti abbastanza realistici e credibili, rimangono quasi tutti sagome di carta. Solo Chloe diventa una persona reale nella seconda stagione.

Ci sono poi parecchie incoerenze all’interno della serie. Per esempio, nella prima stagione Linda rimprovera Rae perché sta andando in giro a comprare preservativi e libri sull’orgasmo femminile dicendo che sono per sua madre. Linda afferma che la città in cui vivono è piccola e la gente sa tutto di tutti, e al momento sanno che lei è single: se Rae continua a fare così rischia di attirare l’attenzione della gente su Karim. Il problema è che Linda qualche episodio prima faceva montare roba a Karim in giardino, dove tutti potevano vederlo… rimprovera quindi Rae senza motivo. E poi Karim scorazza libero per casa: beccarlo per un ficcanaso non sarebbe così difficile.

Inoltre, se davvero tutti sanno tutto di tutti, allora sapranno del tentativo di suicidio di Rae e del ricovero nell’ospedale psichiatrico, mentre alcuni personaggi sembrano saperlo (i genitori di Chloe, per esempio) e altri no. Difficilmente in una piccola cittadina non si diffonde la notizia del tentato suicidio di qualcuno, soprattutto di una ragazzina. Quindi l’ammissione di Rae agli invitati alla festa di matrimonio alla fine della prima stagione non ha molto senso.

La scena in cui Linda rimprovera Rae è messa a cazzo e crea solo problemi di coerenza interna alla storia. Si poteva evitare.

Un altro cliché che mi ha fatto vomitare è stato il triangolo amoroso tra Chloe, Rae e Finn… cazzo, è la solita roba da teen drama classico che veramente ormai fa cadere le palle. Almeno nella seconda stagione hanno aggiunto quel piccolo cambiamento su Chloe che ti fa rivalutare meglio la cosa, ma rimane lo stesso una piccola pezza per tappare un buco enorme. Anche il cliché di Chloe che nella prima stagione rimane incinta del professore di educazione fisica ed è costretta ad abortire mi ha fatto venire voglia di sbattermi la testa contro lo schermo del pc.

Nemmeno il rapporto tra Kester e Rae è un granché. È il classico rapporto tra terapista e paziente che sfocia nel personale, con tanto di Rae che va a casa di Kester quando ha problemi, Kester che l’accompagna in giro e le racconta i suoi cazzi… insomma, professionalità da parte di Kester zero. Infatti nella seconda e terza stagione gli sceneggiatori ci mettono una pezza facendo allontanare piano piano Kester da Rae. Ci mancava solo che scopassero e avremmo avuto l’ennesimo cliché hollywoodiano.

my mad fat diary, kester, rea earl
Kester, l’analista di Rae. Il suo personaggio nella terza stagione viene bistrattato dagli sceneggiatori, al punto che ti domandi che cazzo succede di preciso alla sua trama.

Comunque, il difetto più grosso che mi ha veramente fatto uscire di testa è il messaggio del finale della seconda stagione.

La seconda stagione rimanda lo stesso messaggio della prima ma peggiorato: Kester dice a Rae nel finale di stagione che lei deve amare sé stessa, ma non parliamo più di un “Accettati come un essere umano che ha valore indipendentemente dal suo aspetto e da ciò che pensano gli altri, che può sempre migliorarsi e imparare a rispettare i sentimenti altrui” ma di un “Ama te stessa per come sei, fregatene degli altri e rimani così se ti va”.

Questo è un messaggio oggettivamente sbagliato: Kester avrebbe semplicemente dovuto dirle che va bene avere dei difetti e fregarsene dell’opinione altrui (e non dei sentimenti degli altri), ma che dobbiamo anche considerare i sentimenti altrui quando facciamo o diciamo qualcosa. Soprattutto avrebbe dovuto dire a Rae che dobbiamo agire per migliorare se è nel nostro interesse farlo: Rae è una ragazza obesa, e l’obesità è una patologia. Kester avrebbe dovuto spronare Rae pure a dimagrire fino a raggiungere un peso che non sia più una minaccia per la sua salute.

La seconda stagione fa passare il messaggio che tu, qualsiasi siano i tuoi problemi fisici e mentali, devi amarti e gli altri devono accettarti incondizionatamente. Così giustifichi l’essere obeso, il soffrire di anoressia, il non provare empatia, ecc.

E questi sono tutti problemi oggettivi per l’individuo. È un semplice messaggio politicamente corretto che danneggia enormemente le persone con problemi di salute come l’obesità, l’anoressia o hanno difficoltà a rapportarsi col prossimo correttamente.

Anche se tutta l’umanità accettasse socialmente gli obesi e non li discriminasse più, ciò non eliminerebbe i problemi che causa l’essere troppo grassi al corpo dell’obeso. Sarebbero semplicemente nella condizione di chi soffre di anoressia: ok, magari quasi nessuno ti rompe le palle perché sei magrissimo, ma questo non fa sparire i problemi di salute dell’essere eccessivamente magri. Non risolverebbe per niente il tuo rapporto disfunzionale col cibo perché ha radici psicologiche.

Anche la terza stagione ha qualche problema. Oltre a situazioni cliché tipo Finn che bacia un’amica di Rae mentre sono in un periodo critico nella loro relazione (e avviene anche in modo totalmente no sense), il problema è che è una stagione un po’ caotica e disordinata. Gli sceneggiatori hanno cercato di ammassare cose sugli altri personaggi, su Rae, su Linda, ecc., creando un po’ un pastrocchio. Potevano fare di meglio. Forse la brevità (solo 3 episodi) ha danneggiato un po’ la sceneggiatura. Comunque almeno il messaggio della terza è positivo come quello della prima.

Potrei elencare tanti altri difetti (tipo la trama orribile di Kester nella terza stagione) ma è lo stesso discorso dei pregi: la recensione si farebbe troppo lunga e le cose più importanti ve le ho dette.

Parere soggettivo sulla serie

A me My Mad Fat Diary è piaciuto molto.

Ho trovato molto divertente e interessante il personaggio di Rae, e mi è piaciuto anche il montaggio della serie con la voce di Rae a commentare certi eventi come se li stesse annotando nel suo diario, insieme ai disegni che appaiono sullo schermo. So che nel cinema serio la scelta della voce narrante è mal visto perché contrasta con il realismo, ma essendo un teen drama un po’ pesantuccio il tocco comico dato dalla voce di Rae fuori campo e dai disegni me lo ha reso più digeribile. E mi ha aiutato anche a capire meglio cosa passa nella testa di una sedicenne, quasi come se stessi leggendo un romanzo scritto in prima persona.

Ho odiato particolarmente il personaggio di Linda. La trovo molto egoista e la sua conversione all’islam me l’ha fatta odiare di più. Già non vado d’accordo con qualsiasi religione, figuriamoci poi con quella islamica…

Altro personaggio che ho odiato è stato Liam. È un ragazzo con problemi mentali che va in terapia da Kester e stringe amicizia con Rae. Viene introdotto nella seconda stagione e rappresenta però la forza che contrasta il cambiamento: lui, a differenza di Rae, non vuole cambiare per niente e si accetta come fallito con problemi mentali che disprezza sé stesso, il suo corpo e gli altri. È l’esempio negativo di accettazione incondizionata di sé stessi senza visione di miglioramento e rispetto altrui di cui parlavo poco sopra. Liam è puro immobilismo: infatti trascina Rae a fondo nella seconda stagione. Lei per fortuna riesce a sbarazzarsi di lui.

my mad fat diary, liam, rae earl
Liam si gode la felicità che deriva dall’accettarsi come un tizio pieno di problemi mentali, che odia sé stesso e disprezza i grassoni come lui. Ecco come si finisce quando si parla di “accettazione incondizionata di sé stessi” senza la clausola del “devi anche migliorarti perché è nel tuo interesse farlo, mica devi accettarti negando i tuoi problemi”.

Di My Mad Fat Diary mi è piaciuto anche che i personaggi non fanno troppi drammi come… beh, come nei tipici teen drama. I loro rapporti sono abbastanza realistici, per quanto rimangano sempre rapporti tra adolescenti.

Sono molto contento pure dei messaggi positivi che lanciano la prima e terza stagione. Finalmente ho visto un teen drama che affronta i temi del suicidio, dei disturbi mentali, dei problemi adolescenziali, ecc., in modo abbastanza realistico e credibile.
My Mad Fat Diary non ha nulla a che spartire con serie tv teen che affrontano i medesimi temi e problemi come 13. Siamo a un livello totalmente differente: tutto 13 non vale manco un episodio di My Mad Fat Diary.

Ci sarebbe altro da dire su questa serie, ma già la gente legge poco i blog figuriamoci le recensioni troppo lunghe…


Personalmente vi consiglio My Mad Fat Diary se siete appassionati di teen drama e vi piacerebbe capire come pensano le adolescenti e che problemi affrontano ogni giorno. Dovrete digerire i bocconi amari dei cliché (che sono tanti), delle incoerenze e il messaggio sbagliato della seconda stagione, ma secondo me ne vale la pena ^_^

Vi lascio con una citazione presa dalla 1×06, il finale della prima stagione, che mi ha colpito molto.

È una frase che Tix, una paziente dell’ospedale amica di Rae, dice a Rae stessa. Rae è in una specie di coma dopo aver tentato di nuovo il suicidio e Tix, fungendo da “spirito del natale futuro”, le mostra come sarebbe la vita se morisse. In una scena Rae sta vedendo il futuro di Linda, che ha avuto un esaurimento nervoso alla sua morte, ha lasciato Karim ed è andata a vivere da suo fratello. Rae è profondamente turbata e dice che la vita di sua madre non doveva andare così se lei fosse morta, e Tix le risponde:

“Cosa? Credevi di poter sparire dalla faccia della Terra senza che ci fossero conseguenze? Credi davvero che qualcuno possa farlo?”

È una frase semplice ma dal significato profondo, che dovrebbe invitare a riflettere chi magari pensa di togliersi la vita facendo un favore a sé e al mondo.

Ci becchiamo alla prossima recensione!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...